mercoledì 12 marzo 2014

Cartolina da Dublino

Mi sono svegliato questa mattina, per qualcosa che non entra mai in questa città: il silenzio.
Non un clacson, sirena, o brusio di voci che arrivava fino al 3° piano. La strada era vuota lì di sotto o almeno così pensavo. Negli appartamenti di fronte a Parnell Square moltitudini colorate di ragazzi guardavano giù dalle finestre verso la strada sottostante. Ho guardato anche io, in cerca di non so cosa, poi ho visto che cosa guardavano.
Una lunga fila di macchine e più avanti una figura che si muoveva lentamente su per la strada. Era vestita di un lungo cappotto verde che sembrava uno scafandro. Pareva quasi nuotare, idealmente, in un mare profondo. Lui o lei camminava lentamente, molto lentamente.
Seguii il suo passo lento, fino alla fermata del bus, direttamente di fronte alla mia finestra tra l'Ambassador Theatre ed O'Connel Street. Fu proprio lì che la vidi fermarsi a raccogliere qualcosa. Una borsa. Una di quelle che si vedono tutti i giorni. Adesso potevo vederla bene, i suoi lunghi capelli rossi finalmente tradivano il suo essere donna. Seduta con le gambe distese, così, solo a guardare sul marciapiede e dentro la borsa.
Io ero ancora lì al 3° piano a immaginare di incrociare il suo sguardo e al tempo stesso conscio che le emozioni non arrivano mai quando le vogliamo. Ho guardato. Ancora.
Ailis, ho immaginato si chiamasse così, aveva mani piccole che sembravano fatte d'avorio, lentamente aveva iniziato ad aprire la borsa e da questa volavano fuori ritagli di carta colorata ed un libro che come i miei pensieri sembrava andare alla deriva rotolando poco più avanti lungo la strada.
Pochi minuti dopo, come spinto fuori da un tempo infinito di nuovo il clacson, le risate e un mormorio di voci restituite ad un quasi annoiato Molly Malone che risuonava dal negozio di frutta all'angolo. Tutti a guardare, fuori dagli appartamenti e dai pub, tutti vittime di un sorriso che come l'acqua rilasciata da una diga sul Liffey era stato capace di travolgere persino il tempo.
Ho corso giù per tre rampe di scale e mi sono unito a loro. Ailis accarezzava ancora quello strano pallone. Ovale. Sono rimasto lì a guardarla per un tempo infinito, come se nient'altro avesse senso. Amo questo posto. Qui ci sono cose che non cambieranno mai: l'amore per le ragazze, uno strano gioco fatto di rimbalzi bizzarri e quel respiro nero, denso come i miei sogni, che nasce ogni giorno dal bacio delicato che Anna Liffey regala all'oro bruciato. Sta qui il senso di tutte le cose.

mercoledì 4 dicembre 2013

Inconfessabile

Adesso taci e apri le mani.
Ho cercato a lungo un segno ed un significato, un pretesto per l'istinto o la ragione.
E' passato il tempo e rimasto un soffio sottile,
a cancellare l'eco di un respiro trattenuto dal desiderio nascosto nel silenzio.
Sei rimasta tu. Lontana. Con le tue promesse dimenticate.
Mi hai consumato col desiderio di non averti appieno.
Banale fantasia che svanisce quando t'immagino nuda, oscena e languida, persa nell'ombra di un'acca lontana.
Io rimango sospeso, come in un etereo desiderare il risveglio al tuo fianco per sempre.
Vorrei per una volta che fosse il mio sorriso ad essere soddisfatto,
immaginare il tuo è come intuire il mondo scoppiarmi dentro.
Apri le mani ed accogli le mie, maneggiami con cura, come ami fare col tuo pallone.
Accogli il mio desiderio, risveglia l'animale che sono.

La differenza

Ci sono donne che si sentono diverse,
non credono nelle cose in cui credono tutti gli altri,
non hanno gli stessi desideri.
Vorrebbero bisbigliare, mentre gli altri urlano,
vorrebbero cantare, mentre gli altri discutono delle solite cose,
vorrebbero disegnare, mentre gli altri guardano la televisione,
vorrebbero parlare dell'universo, mentre gli altri discutono del tempo,
vorrebbero sdraiarsi per terra, mentre gli altri usano le sedie.
No, non sono donne facili.
Sentono a pelle, annusano le situazioni per decidere,
credono, là, dove sembra esserci il vuoto,
ma spesso sono proprio queste donne a fare la differenza.

giovedì 27 giugno 2013

Un'altra notte sbagliata

Dolce. Ma come diavolo mi viene in mente di pensare questa parola alle 2:49 di notte. Dolce. Sto bevendo una birra (nemmeno tanto fredda) e mi viene in mente la parola dolce. Eppure è così perfetta, questa parola. Ci penso ed intanto continuo a bere. Riprendo il bicchiere l’avvicino alla bocca, l’allontano e lo tengo distrattamente tra le mani. Le tue parole non mi toccano. Si incollano dense a quella di questa notte senza futuro, all'aria che che, non so come, sa di sabbia tra le lenzuola. Odore di erba, odore di pioggia nell'aria. Ti guardo, seduta accanto a me, continui a parlare. Non ti ascolto, ma so cosa stai dicendo ed è tutto così assurdo: parliamo già di volerci bene, parliamo di noi e le parole mi scivolano fuori così immense e fragili come bolle di vetro. Mi chiedo come facciamo a stare qui seduti accanto, così profondamente diversi, così lontani da ciò che stavamo cercando.
Poche ore fa mi lasciavo scivolare tra le tue braccia e portare sotto queste lenzuola rosse e non ci chiedevamo se mai sarebbe stato possibile volerci bene al di fuori di questo letto, di questa estate, o forse solo di un istante. Invece ora mi parli, mi fai domande, una dietro l’altra e io non ascolto. Ascolto solo il suono impercettibile della mia anima che inizia a scalpitare, non ho voglia di guardarti, non ho voglia di pensare cosa risponderti.
Mi fai ridere, solo perchè cerchi disperatamente di farmi ridere ed io ti accontento, rido, ma è un sorriso nervoso quello che nasce sulle mie labbra.
La birra sta per finire e il mio terrore è non avere null’altro da fare mentre tu mi parli. Prima mi piaceva ascoltarti, avrei potuto nutrirmi solo delle tue parole, avrei potuto fare delle tue parole la mia casa, il mio letto, il mio sempre. Ora però non posso. La mia testa ha deciso di abbandonare il corpo e di dirigersi lontano, un po' annoiata o forse delusa, perché ancora una volta è in disaccordo con il cuore. Mi ritrovo qui, eppure sono a chilometri di tempo, alla giusta distanza nostalgica da un amore che ho soffocato prima che potesse diventare pericoloso. Non ti sopporto, ti prenderei a schiaffi per cercare di risvegliarti dalla tua realtà rarefatta. Invece sono qui, seduto accanto a te, con questo maledetto bicchiere che oramai è desolatamente vuoto. Sono qui, senza la mia venere ambrata, che ho allontano e riavvicinato senza tregua alla bocca come se cercassi di creare un ritmo tra le tue parole confuse e sperdute.
Lascio che la tua mano prenda la mia, mi lascio baciare, non ho forze sufficienti per dirti che non serve a nulla. Mi perdo per un attimo nel tuo sguardo, non so se è un gioco o sei tu che cerchi di capire. Ho sempre odiato chi creava questo genere di situazioni. Provo un dolcissimo piacere a guardarti fissa negli occhi, so che non avrò bisogno di tante parole perché ciò che vedrai nel mio sguardo non ammette repliche. No. Non è così che deve essere. Ecco perché me ne vado.
Poso il bicchiere e mi allontano scivolando lentamente sulle parole rimaste nell'aria.

giovedì 13 giugno 2013

Una notte di giugno

Devo capire dove comincio e dove finisci tu.
Devo indugiare sul tuo respiro, perché è vita che dai
e che io inspiro profondamente per essere in te e per te.
Fammi dormire di nuovo accanto a te, vicini, stretti e sfiniti.
Se la domanda è: "Perché?"
La risposta sono gli occhi tuoi al mattino,
la tua voce nelle notti infinite,
i tuoi baci umidi di passione,
l'emozione nata per caso in una notte di giugno.
Le tue mani e le tue labbra,
la dolcezza e la sensualità
e anche come accarezzi la palla.
La risposta è l'amore che dai e quello che fai.
Dammi voce di nuovo ed io te lo ripeterò finché avrò vita.
Ecco perché sono vivo.

lunedì 6 maggio 2013

Federico l'ala

Federico alzò gli occhi al cielo.
La vita da quando c’era Giulia non era più la stessa, le cose cambiano giorno dopo giorno, ma lui, e soprattutto lei, se n'erano accorti non giorno dopo giorno, ma un giorno, così, all'improvviso, e quel giorno erano già lontani.
Il bivio era stato superato e loro non lo avevano visto, adesso erano su due strade diverse,
la sua in salita, quella di Giulia chissà.
Federico alzò gli occhi al cielo.
C'era la storia con Tatiana. Quasi due anni, occhi neri, un caratterino. Però coccolona, imprevedibile, e buona, buona come lo sono tutte le donne, anche quelle che non si chiamano Tatiana, che non hanno né gli occhi neri, né un caratterino.
Non se la sentiva di dirle come stavano le cose, troppo difficile, forse avrebbe reagito male, o forse aveva già capito tutto, perché le donne capiscono molto di più e molto più in fretta degli uomini, capiscono e stanno zitte, aspettano e sperano.
Federico alzò gli occhi al cielo. Si sentiva solo. Sapeva che non era questione di un giorno o di un momento, sapeva di essere giù di corda e che non rideva più di cuore da un sacco di tempo. Su un giornale aveva letto che ridere fa bene a tutto, a cominciare dalla salute, rafforza le resistenze immunitarie, meglio della vitamina C.
Federico alzò gli occhi al cielo e vide il cielo, azzurro come in alta montagna, la scia bianca e diritta di un aereo, una nuvoletta bianca e rotonda, la luna bianca perfettamente tagliata a metà. Che strano. La luna e il sole insieme.
Poi vide la palla, alta, che scendeva. Vide un uomo che lo placcava, duro, ai fianchi. Vide la palla schizzare sul campo, afferrata da un altro uomo, che correva via. Veloce, imprendibile.
Federico alzò gli occhi al cielo e vide sopra di sé gli occhi silenziosi e interrogativi dei suoi compagni: quelli della mischia...

mercoledì 10 aprile 2013

Lettera

Il sogno si confonde con la realtà quando la realtà si perde nel sogno.
Il confine è labile ed i contorni sfumano nelle lande nebbiose della memoria, perdendosi sulle strade di un tempo infinito.
Nel silenzio della notte scrivo, dalla penna escono strane cose, forse escono dalla mente, dal cuore. Chi può dirlo veramente.
Devo trovare il confine delle cose, dei pensieri. Dove trovare un principio e una fine, un tempo e uno spazio?
Realtà e sogno fanno parte dello stesso gioco. Allo stesso modo ci fanno gioire e ci illudono, ci aiutano a vivere e ci sembrano insostenibili.
La chiarezza si fonde nel buio, ma è così piacevole restare sospesi. Spettatori di un gioco che sembra non appartenerci, coinvolgente come un abbraccio, eppure estraneo alle nostre azioni.
Eventi che si compiono al di fuori della volontà, scheggie impazzite che una mente
razionale cerca disperatamente di ordinare, di capire, spesso di condizionare e di distruggere. Ma è forse possibile distruggere o ignorare le sottili emozioni che si infrangono sul cuore ?
Certe emozioni sono messaggere di bellezza e d'amore o magari solo scaltre ingannatrici della mente come leggiadre farfalle guerriere, capaci di schiacciarci sotto il peso delle illusioni.
Istanti sempre uguali a se tessi, simili ad un futuro di certezze mancate, non mi sembrano altro che una strada pianeggiante, compagni di un facile pensiero o desideri non disponibili alla rinuncia.
Forse è solo quell'amore non amore figlio delle debolezze di un cuore troppo
umano per comprendere, troppo esigente per sentire, coperto dagli scudi della mente.
Anche oggi sogno e realtà si alleano, si fondono, tornano, per ripetere la quotidiana
danza della vita, ci riportano al gioco delle emozioni. Forse solo il cuore può trovare la strada della verità. Forse.
Verità profonda e vibrante che nasce dall'intimo più vero, verità che la mente, nella sua cecità, non sempre accetta.
Devo ancora scoprire come spengere ciò che nasce dal centro del cuore e da esso si diffonde alla conquista dei pensieri, dei gesti e della parola.
Può esser bello giocare con le parole, ma non sempre è un gioco. Le parole spesso possono sembrare assurde, frutto di pensieri contorti, fantasie deliranti, ma nel loro rincorrersi per creare un discorso, lasciano sempre trasparire il velo di verità che
le ispira. Parole in cui l'energia cerca di infondere la forza e la capacità di farsi comprendere, la forza di comunicare all'altro le emozioni che lo pervadono, escludendo la mediazione della mente.
Da sempre vorrei la capacità di esprimere la bellezza di un amore che vive d'amore,
esprimere la capacità di un entusiasmo sincero, che da la forza per rimettersi in gioco, giorno per giorno, senza temere le ferite più dolorose.
Il dolore del passato è passato, non può aver lasciato ferite tali da non permettere al cuore di aprire nuovamente la porta, per accogliere ancora emozioni leggere.
Volare alto nel cielo, senza curarsi delle nuvole che appaiono all'orizzonte.
È sufficiente un momento di sole perchè scompaiano, così come è sufficiente un attimo d'amore perchè l'amore possa far vivere se stesso.
Le aspettative, i compromessi, i perchè, i ma, i se, sempre uccidono l'amore, gli tolgono l'aria, non gli permettono di esprimersi, non lo lasciano uscire dal cuore.
Solo una terribile prigione che la mente costruisce insieme ai suoi programmi per il futuro. Noi non siamo i padroni del futuro e l'amore deve vivere oggi, rinascere ad ogni momento, senza curarsi del momento successivo. L'importante è ciò che che esprimi e non il tempo di cui disponi. Se l'amore non sa esprimere se stesso, allora anche l'eternità puo essere un tempo insufficiente.
Per questo le parole continuano a rincorrersi, continuano a creare discorsi, ma i valori che sono conservati nel profondo del cuore restano, fermi, a sfidare il piccolo concetto umano del tempo, nella paziente attesa di un momento ed i pensieri tornano a sfidarsi e a comporre parole.
I miei pensieri, per il tuo cuore. I miei pensieri per farlo sorridere, i miei pensieri per farlo piangere. I miei pensieri per farlo vivere, I miei pensieri perchè possa volare. I miei pensieri per il tuo amore.
Eccoli i cuori che si fondono e volano via, come pensieri nell'infinito.
In queste parole solo amore, un amore cresciuto, diventato adulto, capace di reggersi sulle sue gambe, capace di correre verso chi, forse in tempi lontani lo aveva già conosciuto.